AGARRI LIM GU
DIZIONARIO DELLA LINGUA DEGLI SPIRITI
Nelle prossime pagine trovate un dizionario di quella che la tradizione sciamanica chiama
idioma de los Espíritus, ossia lingua degli Spiriti.
È la prima volta al mondo che un simile dizionario viene tentato, che questa lingua viene trascritta e che questa conoscenza è divulgata.
Finora è sempre stata nota solo agli sciamani, che la trasmettevano ad altri sciamani e che mai - neanche se alfabetizzati - hanno preso appunti
o scritto alcunché in questo linguaggio se non brevi frasi in rare circostanze.
Il motivo di tanta riservatezza è l'estremo e pericoloso Potere dell'idioma de los Espíritus: forse tutti voi ricordate
antichi racconti, anche nella Bibbia, dove personaggi pronunciano determinate frasi o parole e quel che esse dicono si avvera.
Ad es. Giacobbe ottiene
la benedizione del padre Isacco con l'inganno, fingendosi il fratello Esaù, che il padre preferiva.
Eppure la benedizione è efficace e anche
quando Isacco scopre l'imbroglio non può più ritirare quanto ha detto, come se le parole pronunciate
fossero armi ormai lanciate e dirette
inesorabili verso il loro obbiettivo.
Oggi le parole - tranne rarissime occasioni - non hanno più questo potere. Ma... l'hanno mai avuto?
Certamente sì, gli sciamani lo sanno bene. Tale Potere immenso lo avevano le parole e il linguaggio parlato
da Esseri potentissimi che vennero sulla
Terra in tempi assai remoti, prima di qualunque vestigia storica che ci sia rimasta.
Questi Esseri furono chiamati in vari modi, soprattutto
Dèi o Spiriti. Ci fecero molti doni e insegnarono molte cose, gran parte delle quali le abbiamo perdute.
Poche le abbiamo in seguito ritrovate.
Noi uomini, in quel tempo lontano, «copiammo», imitammo la loro lingua e fu così che imparammo a parlare.
La lingua conservava allora il suo
Potere.
Ma la visione del mondo di noi uomini era assai diversa da quella degli Dèi, essi vedevano una realtà che riposa
dietro l'illusione di quel che noi invece
crediamo reale.
Così la lingua degli Spiriti lentamente si è modificata per adattarsi
alla nostra visione del mondo, e - a seconda
dell'ambiente e delle esperienze - si sono create varie lingue figlie. A mano a mano che queste lingue si allontanavano dalla lingua originale
il Potere via via si perdeva fino a scomparire pressoché del tutto.
Perché sto divulgando questa lingua?
In effetti non la sto divulgando affatto!
Come molti di voi scopriranno forse con delusione le voci del dizionario sono riservate. Potranno avervi accesso
solo allievi avanzati che
abbiano lavorato con gli tséntsak e incontrato la gente delle piante.
Non solo infatti divulgare la lingua degli Spiriti in modo indiscriminato sarebbe pericoloso per l'uso che potrebbe venirne fatto,
ma il Potere - essendo
raro nell'Universo - deve venir custodito con cura. Diffondere la lingua ne disperderebbe il Potere - magari consumato per futili scopi -
e presto la lingua potrebbe diventare vuota come le lingue umane.
Anche ai pásukeros raccomando di fare un uso accortissimo del Dizionario e dell'idioma.
A cosa serve il Dizionario
Il Dizionario è del tutto inutile, anzi dannoso, a chi non stia studiando la lingua.
La lingua degli Spiriti però non è mentale o «mentalizzata» come le nostre e non può
essere studiata né appresa nel modo ordinario.
È necessario apprenderla tra indicazioni e istruzioni dello sciamano che già la conosce e incontri
con i pásuk che la parlano e vi indirizzano a capire e ad aprire il vostro cuore alla sua comprensione.
Il nome di questa lingua nella lingua stessa è agarri lim gu, che tradotto liberamente significa all'incirca
la voce delle 4 Corone.
Le 4 Corone sono 4 grandi Poteri di cui spiegherò agli allievi.
Come consultare il Dizionario
I termini usati in linguistica sono inadeguati e spesso fuorvianti per la lingua degli Spiriti. Tuttavia
li useremo per praticità e per aiutare voi a orientarvi nei primi tempi, visto che far propria la lingua è già abbastanza
difficile.
La chiave della lingua è il Potere, o meglio il flusso di Potere che scorre attraverso persone, cose etc.,
le quali fungono solo da canali per trasmetterlo.
Ogni flusso di Potere è una radice che somiglia all'incirca a quel che noi chiamiamo verbi. O,
a essere giusti, è ciò da cui noi abbiamo
tratto i verbi nelle nostre lingue.
I canali attraverso cui scorre il Potere somigliano a ciò che chiamiamo sostantivi.
Non esistono coniugazioni, declinazioni o in generale forme flesse, ogni radice verbale è modificata attraverso prefissi e suffissi,
spesso in grande numero. In tal modo vengono a formarsi delle catene molto fluide che descrivono in dettaglio il flusso di Potere.
Alcuni di questi affissi sono i sostantivi stessi che appunto descrivono i canali, mentre
altri specificano meglio come fluisce il Potere e quindi modificano il verbo. Spesso la distinzione tra verbo e sostantivo è vaga
o nulla e voi allievi dovete tenerlo presente, anche se nel dizionario, per i soliti scopi didattici, distinguiamo abbastanza nettamente.
La lingua è ergativa e non "nominativo-accustativa" come le nostre.
Ho trovato del tutto inutile perciò
distinguere i verbi fra transitivi e intrasitivi e nel dizionario sono invece suddivisi
in verbi ergativi e verbi assolutivi.
Le radici, siano verbi o sostantivi, sono «impenetrabili», ossia non possono venir modificate cambiando ad es.
la finale o inserendovi
degli infissi. Tuttavia esistono delle pre-radici, che nel dizionario chiamiamo radicali, da cui
per agglutinamento sono
generate radici verbali o sostantivi. I radicali sono riportati nel dizionario, ma dovete tener ben presente
che la formazione di parole
dai
radicali si può vedere solo a posteriori: non possiamo a piacimento formare una parola mettendo insieme radicali,
questo si può fare solo con
le radici vere e proprie, le quali appunto si agglutinano. I radicali servono
solo a spiegare l'etimologia delle parole che già sappiamo esistere.
Di ogni "verbo" è riportata nel dizionario la radice perfettiva. La radice imperfettiva si crea per
i verbi deboli (o meglio verbi me) con un suffisso e quindi non la riportiamo. Quando però il
verbo è ra (verbo forte) e l'imperfettivo si forma per raddoppiamento, la nuova radice viene riportata. Così pure per i verbi
fortissimi (verbi marru) dove l' imperfettivo ha una radice indipendente.
Le radici imperfettive ra non hanno però una
voce a sé e l'indice vi rimanda alla voce perfettiva, dove è descritto il senso del verbo
e viene riportata anche la radice imperfettiva.
Alle forme marru ho invece cercato di dare una voce separata per spiegarne anche l'etimologia, visto che sono radici
diverse da quelle del perfettivo (ad es. il verbo dug che all'imperfettivo diventa
e).
Nella agarri lim gu non esistono aggettivi.
Solo delle forme verbali participiali hanno valore di aggettivi
e il senso dipende dalla loro posizione rispetto al sostantivo che modificano.
Benché questi termini
siano impropri, per praticità nel dizionario chiameremo attributivi i participi che precedono il sostantivo
e predicativi quelli che lo
seguono. Tutti i verbi possono dar luogo a forme participiali, ma noi indicheremo nel dizionario solo
quelle più usate e che hanno un'accezione
standard.
Alcuni participi e forme nominali hanno una sorta di valore avverbiale e sono indicati come avverbi.
Moltissime voci sono omofone, ossia sono identiche all'apparenza, ma hanno differente significato (ad es. ci sono ben 8 parole di
senso diverso che suonano gu!). Le diverse voci sono distinte da numeri progressivi in pedice (ad es.
gu₁, gu₂, gu₃...). Le omofonie sono anche
omografie, insomma si scrivono anche uguali (il pedice è solo a fine didattico), o meglio si traslitterano uguali, dato che la vera
scrittura degli Spiriti esiste, ma non la affronteremo ancora per parecchio tempo.
Le omofonie rendono certo più difficile capire il senso di quel che dicono i pásuk, ma resistete e sarete ricompensati:
vedremo infatti che l'esistenza di queste molte parole identiche ha un profondo significato sui rapporti tra le due Realtà e permette di capire
molte cose su come il nostro mondo materiale si forma...
Di ogni voce mi sono sforzato di ricostruire l'etimologia, che vedremo è importante, e la riporto tra parentesi quadre.
Quando non riportata significa che mi è ignota o che si tratta di una radice primaria.
LEGENDA
- v.e.: verbo ergativo
- v.a.: verbo assolutivo
- v.e.a.: verbo ergativo e assolutivo
- aus.: ausiliare
- perf.: perfettivo
- impf.: imperfettivo
- partc.: participio
- s.: sostantivo
- mu: indica che la parola è un mu, ossia un nome proprio, personale, di una razza o di una
categoria.
- attr.: attributivo
- pred.: predicativo
- avv.: avverbio
- loc. avv.: locuzione avverbiale
- cong.: congiunzione
- pron.: pronome
- pref.: prefisso
- suff.: suffisso
- aff.: affisso. S'intende di solito che può essere sia prefisso sia suffisso; in tali casi è indicato con una
~ che precede e che segue. Ad es. ~ma~ è un affisso che può apparire come ma- (ad es. in mada) o
come -ma (ad es. in suma)
- rad.: radicale
- rad. pref.: radicale prefissale
- rad. suff.: radicale suffissale
- pref. nom.: prefisso nominale (preposizione)
- pref. mod.: prefisso modale
- pref. con.: prefisso di coniugazione
- pref. conf.: prefisso di confronto o gerarchico
- pref. int.: prefisso di intensità
- pref. dim.: prefisso dimensionale
- pref. fl.: prefisso di flusso
- erg.: ergativo
- ass.: assolutivo
- dat.: dativo
- term.: terminativo
- loc.: locativo
- loc. term.: locativo terminativo
- abl.: ablativo
- perl.: perlativo
- gen.: genitivo
- equit.: equitativo
- comit.: comitativo
- isp.: ispirativo
- poss.: possessivo
- rifl.: riflessivo
- q.c.: qualcosa
- qc.: qualcuno
- →: indica che l'accezione seguente deriva da quella che precede
- * : è posto prima di una radice, un radicale o una parola la cui esistenza è
supposta, ma non accertata
- (?): dopo la traduzione di una voce, indica che l'accezione riportata non è
sicura;
se ci sono più accezioni separate dal ; il punto interrogativo si riferisce a tutte.
Dopo un'etimologia significa che questa è dubbia.
|
| avanti |
Indice alfabetico generale
|