Il solo modo per mantenere la propria identità, per essere davvero immortali, è impedire la disgregazione
del corpo spirituale, o meglio crearci un corpo spirituale indistruttibile che
mantenga insieme le varie parti dell'anima quando il corpo fisico si decompone.
Questo non avviene spontaneamente, è necessaria una particolare disciplina e speciali conoscenze per riuscire a realizzarlo.
Ogni tradizione spirituale ha cercato, e a volte trovato, un suo metodo, un particolare cammino per creare un corpo spirituale eterno e
raggiungere l'immortalità.
Di norma questi cammini erano in parte esoterici, ossia rivelati del tutto solo agli iniziati.
Il Taoismo insegnava a realizzare l'obiettivo attraverso esercizi fisici particolari, famosi quelli
sul respiro e che discendono dalla tradizione sciamanica,
e un insieme di alimenti che doveva formare la "pillola dell'immortalità".
Anche Gesù trasmise ai suoi un insegnamento per ottenere la vita eterna ossia un corpo spirituale eterno.
Sappiamo da molti
indizi - tra cui l'esistenza di un vangelo di Marco "segreto" citato da Clemente Alessandrino - che anche
questo insegnamento era esoterico e veniva chiamato il mistero del Regno di Dio.
Uno dei passi del cammino rivelato da Gesù era senza dubbio un rito battesimale segreto che si compiva di notte.
Il corpo spirituale eterno portava con sé particolari poteri di preveggenza, esorcismo, capacità di guarire
e invulnerabilità
ai veleni.
I racconti sulla resurrezione di Gesù volevano appunto dimostrare che egli aveva ottenuto
questa immortalità ed era tornato con il suo corpo spirituale eterno, il quale
è appunto un corpo vero (può nutrirsi, è solido), ma di diversa natura e dotato di poteri speciali
come il passare attraverso i muri.
Purtroppo la tradizione esoterica di Gesù è stata pressoché completamente perduta ed è impossibile ricostruirla.
L'esoterismo non è oggi di moda, ma nel caso di questi cammini per l'immortalità ha profonde e valide ragioni,
che non discuterò qui.
Il guaio delle pratiche esoteriche comunque è che sono facili le interruzioni nella loro trasmissione,
per i più vari motivi storici, e quasi sempre finiscono dopo qualche decennio o qualche secolo per andare perdute.
Secondo il cristianesimo, come pure le altre tradizioni, il corpo spirituale eterno ha non
solo poteri speciali rispetto al corpo ordinario, ma enormi.
I primi cristiani anzi dicono dei futuri immortali: "sarete come dèi"!
Come mai il corpo spirituale, una volta divenuto incorruttibile, ha addirittura caratteristiche divine?
Per comprenderlo davvero, bisogna guardare le cose al di fuori
dell'illusione di questa realtà, nel Flusso.
Il paragrafo che segue non potete però capirlo senza leggere prima l'articolo sul
Flusso di esistenze.
L'immortalità nel Flusso
Fuori dell'illusione del tempo, la ruota delle reincarnazioni della nostra anima (o meglio della nostra
anima profonda) non è che un'unica grande anima frammentata
in tanti piccoli pezzettini, ignari gli uni degli altri.
Quest'unica grande anima chiamiamo appunto il Flusso.
Quando uno di questi frammenti ha le qualità e le condizioni necessarie per raggiungere
l'immortalità e ottiene un corpo spirituale eterno...
ecco che in quel momento tutto il Flusso si riunisce in questo nuovo corpo indistruttibile, la frammentazione
cessa d'incanto e la coscienza, non
più spezzettata, diventa un'unica super-coscienza al di fuori delle illusioni e del tempo.
Quando ciò accade abbiamo ovviamente una conoscenza e un potere pari a quelli di un dio.
La Via sciamanica all'immortalità
Lo sciamanismo asiatico ha, per quanto so, un suo cammino per l'immortalià
che credo si sia conservato, in segreto, fino ad oggi.
Non posso esserne certo, perché non sono stato addestrato nelle tradizioni asiatiche.
In Amazzonia la via all'immortalità si è trasmessa fino alla data odierna,
solo alcuni sciamani la conoscono e ciascuno la trasmette
in forma segreta a uno o due suoi allievi.
La tradizone è così segreta che all'esterno non se ne sa nulla,
ma è riuscita a conservarsi finora, a differenza delle tradizioni di altre discipline spirituali. La
ragione è probabilmente che lo sciamanesimo si è mantenuto pressoché inalterato fino ad oggi.
Ma oggi la tradizione sta perdendosi poiché i giovani nativi sono più interessati
a comprare una radio mp3 che a custodire la sapienza dei padri.
Per questa ragione il mio maestro mi ha chiesto di divulgare in parte la Via sciamanica all'immortalità,
il cammino delle 24 Stelle, prima che vada perduta.
Al tempo stesso però si rifiutò di rivelarmi alcuni dei passi del cammino
e soprattutto l'ordine giusto di tutti i passi.
Disse che dovevo attendere finché gli Spiriti in una visione mi avessero rivelato i passi mancanti
e l'ordine in cui compierli.
Ciò è accaduto l'estate scorsa, durante il mio ultimo viaggio nella Selva.
Chiesi conferma all'abuelo, il mio maestro, dei passi che mi avevano detto e dell'ordine.
Era tutto esatto.
Ora posso dunque trasmettere questo insegnamento a voi.
Una parte però, ossia l'ultimo gruppo di passi, resterà comunque segreta e verrà trasmessa
solo a coloro che arriveranno fino a quel punto del cammino.
Il Cammino delle 24 Stelle
La via sciamanica all'immortalità si chiama cammino delle 24 Stelle
perché è costituita da 24 passi (le "stelle").
Come sempre nello sciamanesimo, questi passi
sono qualcosa di pratico da compiere, e non qualcosa da apprendere perché il potere non passa attraverso la mente.
Molti di questi passi sono assai impegnativi e bisogna esercitarsi a lungo per imparare a compierli.
Apprenderli sprigiona in noi via via nuovi poteri e anche ci aiuta a ottenere sapienza -
ciò è molto importante, giacché non è bene che persone poco sagge o immature arrivino all'immortalità.
I passi si chiamano "stelle" perché ciascuno di essi è sotto la tutela di uno
Spirito superiore del
popolo delle stelle, il mondo di luce da cui la vita ha avuto
origine e a cui siamo chiamati a tornare.
Una volta che uno abbia imparato con successo a compierli tutti e 24,
dovrà farli per intero uno dopo l'altro nell'ordine giusto. L'ordine
infatti funziona come una chiave, un codice che apre le porte:
la serratura scatta, l'illusione del tempo si dissolve, si genera il nuovo corpo spirituale eterno e in esso confluiscono
tutte le vite frammentate del Flusso.
La nostra nuova identità "divina", non più contenibile in questa realtà illusoria, ritorna allora al
popolo delle stelle, a cui apparteniamo e dove è la nostra realizzazione e felicità.
Le "stelle" sono per tradizione numerate al contrario, dalla 24esima fino alla prima. Qui di seguito la lista:
24esima stella: Visione.
23. Percezione
22. Respiro.
21. Sogno. (buona parte degli insegnamenti di Castaneda sul sogno, sono contenuti in questa difficile stella)
20. Elefante o Scarabeo. (questa stella consiste nell'imparare a manipolare la realtà materiale attraverso
gli elementi terra e acqua, mischiati insieme. Un esempio di ciò sono le guarigioni di sordomuti fatte da Gesù
impastando del fango. Il nome "Elefante" può stupire in Amazzonia, ma l'elefante era conosciuto ancestralmente: il dio della pioggia dei Maya,
Chac, ha infatti l'aspetto di una sorta di elefante con una proboscide che getta acqua,
proprio come fanno questi pachidermi nella realtà)
19. Capelli, baffi e barba (insegna a scoprire il potere segreto dei peli del corpo e a percepire
attraverso di essi, ad es. vedere dietro di sé attraverso i capelli)
18. Il Cerchio che ruota
17. Il Volo.
16. La Morte (rituale iniziatico, che libera dei poteri di
solito bloccati, ottenuto da un'esperienza prossima alla morte. Può accadere spontaneamente nella vita.)
15. Il Fulmine (si impara a liberare un'energia rapida e violenta in grado di materializzare
piccoli oggetti)
14. La Gatta (percepire attraverso gli oggetti, ad es.
sentire un piccolo oggetto posto sotto un cuscino sfiorando la superficie del cuscino stesso)
13. Smembramento (famoso e importantissimo rito sciamanico in cui
si viene smembrati e poi ricomposti dagli Spiriti)
12. Shapeshifting o il cambiare forma
11. Il sogno della gatta (entrare nei sogni degli altri)
10. Soffiare (rendere gli Spiriti visibili agli altri)
Le stelle dalla 9 alla 5 riguardano il Flusso.
Le stelle dalla 4 alla 1, l'ultima, restano segrete e verranno rivelate solo a coloro che hanno appreso le prime
20.
Immortalità, che cos'è?
Forse molti di voi penseranno, essendo certi di avere un'anima immortale, che avete dunque
già l'immortalità per natura e non
avete alcun bisogno di procurarvela.
Se davvero siete convinti di questo, forse non avete bisogno del Cammino delle 24 Stelle o
di altre discipline spirituali.
Ma la realtà è che la nostra anima passa da un'incarnazione all'altra, senza conservare memoria della
vita precedente, né delle conoscenze acquisite o degli affetti o delle esperienze:
tutto il bagaglio che porta con sé è celato nell'inconsapevolezza.
La nostra identità non sopravvive alla morte.
Per questo il Buddha vuole insegnare come uscire dalla "ruota delle incarnazioni"
ritornando all'Uno da cui siamo originati e mettendo così fine al dolore della
separazione dal Tutto. Questo è il nirvana, una vita eterna nel Tutto, un'immortalità di cui al buddismo
interessa solo l'aspetto "negativo": la fine
del dolore.
Secondo i primi cristiani, chi seguiva il cammino spirituale insegnato da Gesù - e chiamato allora la Via -
sfuggiva la morte e guadagnava
la vita eterna: "chi crede in me, anche se
muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno".
Chi moriva sarebbe risorto: il suo spirito
avrebbe cioè ricuperato il proprio corpo, ma - come spiega l'apostolo Paolo -
un corpo non uguale a prima bensì
glorificato e incorruttibile.
Riavere il proprio corpo è riavere la propria piena identità, il proprio pieno potere di agire e ricordare ciò che
con la decomposizione era andato perduto.
Gli antichi, infatti, credessero o meno nella reincarnazione, non dubitavano che il nostro spirito
sopravvivesse alla morte:
solo che sopravviveva come un'ombra, perdendo i legami con la sua identità terrena e anche la memoria,
destinata a poco a poco
o svanire o diventare qualcosa di remoto e indifferente.
Chi crede nella reincarnazione, d'altra parte, ha sempre avuto di fronte a sé
l'evidenza che con la nuova incarnazione, lo spirito del morto ritorna bambino,
smarrendo la sua passata identità.
Il corpo spirituale
Per gli sciamani, così come per gli uomini più antichi,
prima che la sapienza naturale venisse inquinata da varie ideologie,
non c'è una distinzione sostanziale tra spirito e materia:
la materia non è altro che spirito "condensato", la materia si condensa dallo spirito
come la brina dal vapore alle prime luci del giorno.
Lo stesso vale per corpo ed anima: la persona umana è anzitutto spirito, una bolla "di spirito"
dalla forma ovoidale, che chiamiamo
corpo spirituale. Di questo corpo spirituale solo
una parte si condensa in materia, questa parte è il
corpo fisico, che è del tutto contenuto nella bolla del corpo spirituale.
Così come il corpo fisico è composto di varie parti, anche la parte "meno densa" -
ossia immateriale - del corpo spirituale, quella che lo anima e che chiamiamo appunto
anima in realtà è costituita di elementi diversi (potete leggere gli articoli della sezione
Sciamanismo e Guarigione su questo punto). Gli sciamani ne distinguono almeno 5:
- L'anima profonda, corrisponde al Sè dei buddisti. Quasi sempre inconsapevole,
più che pensare "sogna", è legata ai Mondi Sotterranei e regola
soprattutto le funzioni dei chakra inferiori (pancia, sesso). In essa risiede l'intento,
la forza di volontà più profonda
che permette di modellare la nostra vita, creando felicità o infelicità.
Con essa sogniamo la notte e da essa vengono
le visioni più importanti.
- L'anima dell'Io, la parte più individualizzata,
che più ci contraddistingue dagli altri. Quasi sempre
cosciente, è quella con cui pensiamo. Regola soprattutto i chakra superiori, la testa e le mani. E'
con essa che ci identifichiamo, specie noi occidentali.
Corrisponde in parte, ma non del tutto, all'anima essenziale
degli sciamani, di cui parlo solo nell'apprendistato e
nei Cerchi di addestramento al recupero d'anima.
- Il soffio vitale (vedi l'articolo sul
soffio vitale).
E' la parte più sottile, lo spirito che ci connette come un filo alla
fonte prima della vita, alle Stelle da cui veniamo. Poco legata alla terra e piuttosto ai Mondi Celesti
da cui ci è stata donata, è la parte di noi che ci spinge in alto e che
anima i nostri ideali. Ma è anche la parte meno personalizzata.
Del corpo fisico regola soprattutto il respiro e la pelle.
- Il cuore o anima del cuore. Risiede circa nel centro del petto
e si materializza parzialmente nel cuore fisico. E' legato al potere del fuoco ed è un riflesso del
fuoco cosmico che sta al centro dell'Universo, il luogo primario dove tutta la Realtà
viene continuamente
distrutta e ricreata. Questo è anche il luogo dove tutte le cose sono Una.
Perciò il cuore ci connette
con l'Amore supremo. E'la parte di noi che ci scalda, scalda la nostra vita
e ci permette di provare sentimenti autentici, di
creare legami affettivi, di sentire empatia.
Vivifica e dà Potere all'intero corpo spirituale - un corpo spirituale con un cuore debole
sarà debole.
E' in grado di essere cosciente e di pensare. Anzi, i pensieri che vengono dal cuore
sono i più autentici e saggi.
- Il vento o cavallo di vento, come lo chiamano
gli sciamani mongoli. Risiede nel petto, è il potere dell'anima del cuore e, per riflesso,
dell'intero corpo spirituale.
Il cavallo di vento nutre il cuore e ne aumenta la forza,
proprio come il vento ravviva il fuoco.
Sale e scende durante la vita. Più ne abbiamo più
il nostro cuore e tutta l'anima hanno potere, ovvero capacità di gestire i propri talenti,
di padroneggiare i
poteri che abbiamo o otteniamo, di non essere schiacciati dalla nostra stessa forza.
Contribuisce alla fortuna e alla buona salute.
Si accresce con atti nobili e rituali sinceri.
Chi ha molto vento nel suo petto sarà magnanimo e coraggioso.
Con la dissoluzione del corpo fisico, tende a disperdersi.
Tale apparente complessità della nostra anima è un'illusione di questa realtà.
Condensandosi dall'Altra Realtà,
si rompono molte simmetrie -
proprio come il vapore si tramuta in complessi cristalli di ghiaccio, così tutto ci appare più complicato.
Gli
sciamani che entrano nel Flusso vedono come tutto sia in effetti semplicissimo. Ma
questa semplicità qui purtroppo ci è preclusa. E' come se l'immagine vera della realtà venisse scomposta in mille
immagini da un prisma.
Accanto alle 5 parti osservate, che non sono per altro sempre del tutto distinte tra loro, dovremmo aggiungere almeno la
kundalini, che è, come dire, il potere essenziale dell'anima profonda ed è in parte
distinto da questa.
Poi ci sono le eventuali anime aggiuntive, come
l'arútam, ossia anime che si conquistano
durante la vita e arricchiscono il nostro corpo spirituale.
Ci sono infine altre parti minori, che però in taluni casi (o in talune culture!) possono assumere
particolare peso. Ad es. presso alcuni popoli antichi, l'anima del fegato o quella dei reni -
che si materializzano in parte negli organi corrispondenti e che sono circa, ma non esattamente,
frammenti dell'anima profonda - acquistavano molto
potere ed erano in grado di essere abbastanza coscienti e di provare emozioni consapevoli. Chiarirò
meglio queste cose nei Cerchi sul Recupero dell'Anima.
Centro del corpo Spirituale è, o almeno dovrebbe essere, il cuore.
Purtroppo la nostra civiltà ha tolto potere all'anima del cuore, a favore dell'anima della testa,
che è un aspetto
dell'anima dell'Io. Questo sbilanciamento non solo ha potenziato eccessivamente gli
aspetti egoici, ma ha indebolito la capacità di creare legami umani profondi e di amare, distruggendo
progressivamente il senso di comunità e disgregando la
famiglia, spingendo così l'uomo moderno in una alienante solitudine.
L'indebolimento dell'anima del cuore è tra l'altro
la causa dell'escalation di malattie cardiovascolari in Occidente.
Morte e dissoluzione del corpo spirituale
La parte più densa della persona, ossia il suo corpo fisico, fa in un certo senso da "centro di gravità"
dell'intero
corpo spirituale.
Perciò quando, dopo la morte, il corpo fisico comincia a decomporsi, anche il corpo spirituale
si disgrega.
C'è una corrispondenza tra la pelle e il confine ovodiale del corpo spirituale. Così quando la nostra pelle si decompone anche
il confine della nostra bolla inizia a rompersi.
A mano a mano che la decomposizione avanza e il corpo fisico si disgrega nei suoi componenti primari,
anche l'anima, non più tenuta insieme dal corpo spirituale, si scinde nelle sue varie parti che vanno incontro a destini
diversi.
Mentre la parte materializzata del corpo spirituale torna in polvere e discende nelle
profondità della terra, anche l'anima profonda - la più legata alla componente fisica -
segue lo stesso destino e discende
nei Mondi Sotterranei.
Come la polvere che siamo ridiventati diviene costituente del corpo di altre forme di vita,
umane o animali (tutti i viventi infatti hanno i loro corpi formati
dalla polvere della Terra!), così l'anima profonda torna sulla superficie per partecipare alla formazione
del corpo spirituale di un altro essere vivente, umano o animale.
In una parola, si reincarna.
Ma è appunto solo una parte di quel che eravamo a reincarnarsi.
L'illusione moderna che la nostra anima, come un tutto unico, si reincarni in un altro corpo, è un'ingenuità New Age.
Nel buddismo e
nell'induismo da cui l'hanno grossolanamente mutuata, a reincarnarsi è infatti solo il Sé
(che è appunto l'anima profonda). L'Io, quello in cui noi occidentali maggiormente ci
identifichiamo, nella visione buddista muore o almeno non ha importanza cosa gli succeda.
Cosa succede in effetti all'anima dell'Io?
I buddisti possono aver ragione. L'anima dell'Io ha
di solito poco potere quando separata dal resto dell'anima.
Il nostro Io appartiene al Mondo di Mezzo, la superficie della Terra, dove appunto è sempre vissuto e si è sviluppato.
Ma ora non può più interagire con questa realtà, mancandogli il corpo e avendo bassi sia il potere sia l'energia.
In più, a differenza dell'
anima profonda che ha una sua dimora nei Mondi Sotterranei in attesa di reincarnarsi,
l'anima dell'Io non ha alcuna casa dove andare sulla superficie terrestre,
in un mondo a cui non appartiene più. Ciò è tanto più vero nella nostra civiltà dove si tende a
dimenticare i morti alla svelta.
Nelle culture che hanno invece un culto degli avi, l'anima dell'Io può prendere dimora presso la propria tomba
o in un altare casalingo dedicato
agli antenati (come i Lares degli antichi Romani e come usa tutt'oggi presso molti popoli orientali).
Qui, se appunto venerata dai suoi parenti, l'anima dell'Io del morto può diventare
uno Spirito tutelare della propria stirpe, almeno finché si rammenteranno di lui o lei.
L'amore famigliare infatti nutre il suo potere e lo mantiene "vivo".
Ma se nessuno in famiglia ha interesse in lei o lui,
si sentirà sperduta in cerca di un luogo dove stare e sentirsi a casa e diverrà sempre più debole.
Di solito allora prenderà dimora in qualche luogo naturale, spesso presso un corso d'acqua,
perché questi luoghi sono ricchi di potere e la mantengono in forze.
Nel tempo si dimenticherà a poco poco della sua vita passata e della propria identità.
Col passare dei secoli, se non era una personalità particolarmente forte e
individualizzata durante la vita, e se non trova un modo per nutrire questo potere, tenderà
a dissolversi fino a svanire. "Si disperderà nel vapore della pioggia," dicono gli Shuar.
Il nostro Io dunque non si reincarna, col tempo dimentica quel che è stato e dunque diventa qualcos'altro,
finché quasi sempre si dissolve del tutto.
Ma
pure fintantoché conserva la sua identità, si sente menomato, privato com'è delle altre anime con cui era fuso.
Il soffio vitale anche si reincarna come l'anima profonda.
Dopo la morte, così come il respiro vola nell'aria, anche il Soffio vitale
- che nel respiro in parte si materializza - vola nell'aria e torna agli spazi celesti da cui proveniva.
Gli Spiriti del Cielo, che regolano i nostri destini, lo manderanno di nuovo sulla Terra a reincarnarsi
di solito nella stessa
famiglia.
Come e perché avvenga questo lo spiego nei Cerchi sul Recupero d'Anima.
E' importante comunque capire che, benché due parti della nostra persona si
reincarnino, seguono due cammini di reincarnazione distinti.
La nostra identità dunque non sopravvive alla morte. Se non, menomata, nell'anima dell'Io che si dissolverà nel tempo.
La parte più importante di noi, che è certamente l'anima profonda,
si reincarna in uomini e animali, ma ogni volta non
conserva memoria della propria identità passata.
Soltanto di tanto in tanto affiorano memorie inconscie e assai parziali
di altre vite pregresse.
| | indietro
|
| |