Sciamano

Il Tamburo dello Sciamano

Sciamano

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Il mio nome è Francesco Tsunki de Giorgio e sono un uwishìn (sciamano e curandero) Shuar riconosciuto.
La chiamata degli Spiriti arrivò quand'ero molto piccolo, come una forte attitudine alla poesia e il dono di prevedere del futuro.
In realtà non vedevo legami tra le due cose, solo molto dopo i miei alleati mi fecero vedere che gli sciamani sono poeti e i poeti, assai spesso, sciamani.
Decisi di smettere di prevedere il futuro quando avevo circa 15 anni e preconizzai la morte di un amico di famiglia - secondo la mia visione, sarebbe dovuto morire all'improvviso tra luglio e settembre di 5 anni più tardi.
In effetti 5 anni dopo, verso metà settembre, lo zio Mirko - come io lo chiamavo - fu ucciso da un infarto.

Ho ricevuto un'educazione classica e padroneggio abbastanza bene il latino, il greco e l'ebraico.
Cercavo di conoscere lingue antiche perché riavvicina a quelle civiltà ancestrali e al loro rapporto, perduto per noi, con il mondo e con l'invisibile.
Gli antichi avevano una visione per noi spesso infantile degli Spiriti, ma avevano anche un rapporto più reale con loro.
Noi d'altra parte forse capiamo tutto in modo più maturo, ma non riusciamo ad avere con gli Spiriti che un rapporto illusorio ed evanescente.

All'università ho studiato fisica teorica.
Cercavo, credo, di capire cosa c'è dietro la realtà che ci appare.
Per circa 20 anni,a partire dall'adolescenza, ho approfondito la conoscenza dell' I Ching, della visione orientale, cinese e mongola del mondo, come la dottrina dei 5 elementi e l'oroscopo cinese dei 4 pilastri, sconosciuto in Europa ma usatissimo in Asia, anche da parte degli sciamani.
Ero però terribilmente infelice, perseguitato da una sfortuna di cui solo in tempi recenti ho scoperto l'origine.
Non riuscivo a concludere nulla, ero uno studente molto brillante, ma terribili depressioni mi fecero interrompere gli studi molte volte, finché abbandonai l'università.
Lavoravo negli stessi anni anche come sceneggiatore, recuperando il mio dono per la poesia e il gusto per narrare miti.
Ma non raggiunsi mai il successo, e neppure a ricaverne da che vivere.
Credevo che un Dio o uno Spirito volesse costringermi a qualcosa che non sapevo e che non volevo fare.
Ormai cercavo solo un po' di pace, tentai di trovarla nella preghiera, nella meditazione profonda e nello zen. Invece ebbi della visioni terrificanti e una serie di disgrazie personali, sentimentali e materiali, che si addensarono in un periodo di pochi mesi.
Fu per questo che mi avvicinai alla spiritualità della Ruota di Medicina degli indiani delle pianure.
Avevo letto infatti che la Ruota crea una protezione per impedire che nelle visioni o nella meditazione ci vengano incontro spiriti negativi o il cui potere non possiamo gestire.
Sentii che questa era una via molto buona perché mi portava a incontrare gli Spiriti della Natura, e solo nella Natura avevo sempre trovato un po' di pace.

Durante una visione nella Ruota conobbi un Indiano americano. Era un uomo sacro e mi chiese di chiamarlo Nonno.
Tempo dopo avrei scoperto in un libro che gli Indiani danno il titolo di Nonno agli uomini sacri e agli uomini di medicina, così come noi chiamiamo Padri i sacerdoti regolari.

Il Nonno mi portò da un Albero nel bosco. Lo spirito di quell'Albero, anche se vecchio di soli 100 anni, mi schiacciò con la sua saggezza.
Per parecchi giorni mi trattenne ai suoi piedi e mi insegnò i primi segreti dello sciamanesimo, del viaggio negli altri mondi e della geografia del cosmo.

Quando ritornai dal bosco, mi ammalai di una malattia misteriosa, che mi colpiva soprattuto la metà sinistra del corpo, con dolori, forte alterazione della sensibilità, infiammazione dei nervi, vista obnubilata e altri sintomi.
Medici e neurologi non riuscirono a individuare una causa - accertarono solo una malattia opportunistica (citomegalovirus) che però di solito si innesta su un'infezione preesistente e comunque non spiegava tutti i sintomi.

Il male era la mia iniziazione sciamanica e se non fossi morto sarei dovuto diventare sciamano.
Gli Spiriti che mi possedevano mi tennero, tra guarigioni e recidive, per poco più di un anno.
Alla fine in una visione il Nonno mi disse che si trovava in Italia e che ci saremmo incontrati.
Qualche settimana più tardi questo accade. Era un vecchio medicine-man Lokota (Sioux). Lo riconobbi e lui riconobbe me, perché mi aveva veduto in sogno e sapeva di dovermi fare da maestro.
Per due anni dovevo solo vedere quel che lui faceva. Come di solito i nativi, non mi dava neppure spiegazioni.
Gli Spiriti però mi istruivano.
Alla fine del secondo anno guarii per la prima volta un animale malato, usando una tecnica molto semplice.
Il Nonno però non voleva pubblicità, neppure indiretta, tra gli Occidentali e anche per questo mi disse che dovevo proseguire altrove la mia strada di uomo di medicina.
Nonostante la delusione profonda, accettai le sue parole e andai in Amazzonia, dove incontrai lo sciamanesimo locale e i potenti spiriti della Selva.
Laggiù, dove la Realtà materiale l'Altra Realtà si mescolano (uno dei pochi luoghi al mondo), ebbi e ancora oggi ho ritornandovi i miei più forti contatti con il vero Potere. Cominciai lì ad ottenere i primi insegnamenti e poteri dagli Spiriti delle Piante.
Rimasi in Amazzonia a lungo e quando tornai nella a Nord, nella riserva di Rosebud, il Nonno era già andato nelle Praterie del Cielo - aveva, credo, più di cento anni.

Ritornato definitivamente in Italia ero uno sciamano anche se il mio apprendistato nello sciamanesimo amazzonico, non era completo.
Cercai un luogo nella Natura i cui spiriti mi accettassero e volessero farmi da alleati. Lo trovai in Alto Adige, dove sarei vissuto quasi 10 anni.
Fu allora che seguii tutti (o quasi) i seminari della Foundation for Shamanic Studies, l'organizzazione fondata da Michael Harner, il cui libro La Via dello Sciamano mi aveva molto impressionato prima di partire con il Nonno.

In seguito dopo altri soggiorni in Amazzonia, nel 2001 sono diventato "ufficialmente" uno sciamano Shuar (Jíbaro), acquisendo gli tséntsak per trasmissione diretta dal mio maestro, un potentissimo sciamano ultranovantenne, che ha 5 mogli, di cui 3 viventi, circa 50 figli e 150 nipoti.
Il suo nome era Júa, ma tutti lo chiamavano semplicemente el abuelo (il Nonno. Ancora...).
Viveva all'epoca nella regione di Pastaza, ma in seguito per motivi di salute si trasferì nei dintorni di Macas (Ecuador).

Gli tséntsak sono poteri non puramente spirituali, ma che hanno una componente materiale e vivono all'interno del corpo dello sciamano, soprattutto nello stomaco.
Essendo in parte materializzati devono venir nutriti regolarmente con natém (ayahuasca) o acqua di tabacco verde. Questi poteri proteggono lo sciamano da ogni tipo di pericolo e possono venir usati per guarire come per attaccare i nemici. Ogni uwishín (sciamano) ha centinaia di tséntsak diversi, ciascuno con le sue proprietà, alcuni servono solo per difesa, altri hanno potere su certe parti del corpo o certe malattie o possono alterare il corso degli eventi o modificare la realtà fisica.

Nella tradizione Shuar, gli tséntsak vengono ottenuti per trasmissione diretta, fisica da un altro sciamano.
Venendo trasferiti di sciamano in sciamano da tempi atavici hanno acquisito un potere e una presa sulla realtà materiale difficilmente paragonabile con niente altro al mondo.
L'incontro con gli tséntsak Shuar è stato realmente il mio più sconvolgente incontro con il Potere.

Per molti anni ho fatto il curandero.
Già quando praticavo la meditazione, un essere potente mi disse che mi avrebbe dato "mani di guarigione".
Questa visione mi seccò molto, perché non ho mai sentito nessuna attitudine a guarire, non mi piaceva l'idea e non volevo farlo.
Per lungo tempo invece non ho fatto quasi altro.
A questo ero stato addestrato dallo spirito dell'Albero e dal Nonno.
Da anni, tuttavia, mi dedico sempre più anche all'insegnamento, perché a questo gli Spiriti mi han chiamato.
C'è l'urgenza infatti di ridare potere agli Spiriti, aiutarli a diventare o ridiventare reali in questa Realtà.
Occorre che ci siano comunità sciamaniche, cerchi di tamburo che li riconoscano e li nutrano.
I miei alleati vogliono che faccia qualcosa per far risorgere le comunità sciamaniche nel mondo moderno.
È quanto ho cercato di fare negli ultimi anni.
Ho insegnato sciamanesimo Shuar anche se, data la complessità della vita occidentale e dato che la natura qui è diversa da quella della selva equatoriale, ho dovuto integrarlo con elementi di altre tradizioni.
Lo sciamanesimo infatti si è sempre adattato al suo ambiente.
Ho cercato così di creare uno sciamanesimo per gli Occidentali di domani, facendo una sintesi o talvolta solo un accostamento tra le varie culture, senza però volerne estrarre uno "sciamanismo essenziale" (core shamanism), come fa Michael Harner, ridotto a pura tecnica priva non solo di religione ma anche di sacralità.
Questo è un modello americano - l'America vive nel mito della tecnica - che non è buona medicina.
Per questo lavoro mi fu dato poco tempo: fino all'8 febbraio 2008.
Il motivo di questa data - che alcuni interpretarono come data della mia morte - ora che è trascorsa può essere detto: nel 2008 avrebbe avuto inizio la grande crisi destinata a far collassare l'intera civiltà occidentale.
La crisi è infatti iniziata ufficialmente nel settembre 2008 (in realtà alcuni mesi prima), partendo non a caso, dal tracollo economico.

Kakáram ajastá

("animo y fuerza", saluto tradizionale Shuar)