Sciamanesimo e altre Religioni
Moderatori: Pinchuruwia, Tuna, Mayu
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In che senso? Se nel senso che è stupido, allora, con questo stesso ragionamento, non si dovrebbe neanche guardare la tivù (il che potrebbe essere un beneTaranis ha scritto: P.P.S. - Che senso ha farsi prendere dall'orgoglio o da un'offesa quando quello potrebbe essere il nostro ultimo atto sulla Terra?

Se invece nel senso che non vale la pena, allora non ci si dovrebbe mai né difendere né cercare di conquistare alcunché. Oppure si dovrebbe farlo solo se va vantaggio di qualcosa che ti trascende e questa è certo buona medicina e andrebbe applicata sempre. Solo che l'io (nella sua funzione "buona") dovrebbe appunto servire a salvaguardarti in modo da permetterti di agire per il bene comune e il volere degli Spiriti, o in altre parole: cerco di evitare di esser sopraffatto altrimenti non potrò più fare la volontà del Cielo.
Può darsi che per non essere sopraffatto debba arrabbiarmi...
In tal caso il detto che riporti, serve solo a far bella figura di fronte a se stessi e agli altri, soprattutto nel caso che sia l'ultimo ricordo che lasci.
Mi pare uno dei quei detti di chi con l'intento di combattere l'ego a ogni costo, è di fatto più preoccupato di sé di chi non lo combatte...

Noto l'ironia (tanta), ma mi sfugge dove sia l'autoironia... sarà che è nascosta MOLTO bene.Taranis ha scritto: P.P.P.S. - OHHHH...LLALLALLà sig/dott. Sciamano, complimenti per la spiegazione succinta ed enciclopedica...sono ABBACINATO da cotanta sapienza!
Con simpatia, ironia e tanta tanta autoironia, buona giornata a tutti![]()


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In che senso?Taranis ha scritto: P.P.S. - Che senso ha farsi prendere dall'orgoglio o da un'offesa quando quello potrebbe essere il nostro ultimo atto sulla Terra?
E' un qualcosa che mi deriva dalla lettura delle opere di Carlos Castaneda e nello specifico dal fatto che il Guerriero riconosce come sua consigliera la propria Morte e ad essa si rivolge ogni volta che ne ha bisogno.
Cito testualmente:
"(...)La Morte è il solo saggio consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti, e a te capita sempre che tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua Morte e chiedile se è vero.
La tua Morte ti dirà che hai torto: che nulla conta veramente al di fuori del suo tocco.
La Morte ti dirà:- Non ti ho ancora toccato. (...)"
(Viaggio ad Ixtlan – cap. 4)
La frase era da intendersi in questo senso:
se uno riesce a ricordare (anche minimamente) di essere una creatura destinata a morire (noi o il nostro Ego? Dilemma) ai tanti piccoli/grandi eventi che la vita gli pone contro (cui altrimenti darebbe eccessiva importanza) può opporre la consapevolezza del fatto che per quanto immensi essi possano sembrare sono nulla di fronte a ciò che ha già accettato: di dover morire.
Si tratta di una certa consapevolezza, qualcosa che rimane nel tuo profondo e che per quanto tu possa provarci non riesci a negare: ti dici… E’ cosi.
Non intendevo tutto ciò nel "senso che è stupido": non è una sorta di giudizio morale.
E neanche nel "senso che non ne vale la pena": questo sa più di ragionamento analitico, soppeso i pro ed i contro e decido.
E' un rendersi conto di qualcosa e la conseguenza di tutto ciò mi viene di descriverla con le frasi:"Che senso ha" o anche con una sensazione di spreco.
Noto l'ironia (tanta), ma mi sfugge dove sia l'autoironia... sarà che è nascosta MOLTO bene.Taranis ha scritto: Con simpatia, ironia e tanta tanta autoironia, buona giornata a tutti![]()


Caro Tsunki, non è che l'autoironia del post ti sfuggisse, non c'era proprio!
Quella frase era più che altro un augurio perche la discussione potesse rientrare in un clima più conviviale, con maggiore voglia di comprendersi, ironia e minor senso di sé: se ce la prendiamo per le osservazioni degli altri (Ego/io per primo!) che senso ha stare qui?

P.S. - Tsunki mi speghi per favore che cosa intendevi nel tuo post quando dici:"...si dovrebbe farlo solo a vantaggio di qualcosa di trascendente..." - qualcosa di che tipo?
Ultima modifica di Taranis il mer 21 ott 2009, 22:47, modificato 2 volte in totale.
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Ehm... non è che fosse molto chiaro.Taranis ha scritto: La frase era da intendersi in questo senso:
se uno riesce a ricordare (anche minimamente) di essere una creatura destinata a morire (noi o il nostro Ego? Dilemma) ai tanti piccoli/grandi eventi che la vita gli pone contro (cui altrimenti darebbe eccessiva importanza) può opporre la consapevolezza del fatto che per quanto immensi essi possano sembrare sono nulla di fronte a ciò che ha già accettato: di dover morire.

Condivido quel che dici, ma faccio fatica ad associarlo al (possibile) ultimo giorno sulla Terra: la Morte è un buon consigliere comunque, anche se sapessi di dover vivere ancora 90 anni...
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Sento spesso le parole "buona medicina" ed immagino voglia dire che una tal cosa è in accordo con il volere degli Spiriti e quindi è come se andasse nella giusta direzione. E' esatto?Tsunki ha scritto:Oppure si dovrebbe farlo solo se va vantaggio di qualcosa che ti trascende e questa è certo buona medicina e andrebbe applicata sempre.
Il fatto di dedicarsi a qualcosa che trascenda noi stessi mi ricorda molto una tecnica descritta dal solito CC e compagni per ridimensionare ciò che chiamano "l'importanza personale" (parente stretta dell'ego): si tratta di dedicarsi ad un'altra persona con totale abnegazione.
In questo caso la buona medicina immagino sia dato dal riportare l'Ego ad essere un custode e non un secondino. Che ne pensi?
Un saluto.
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Sì. Uso questo termine perché lo usava il mio primo maestro, è un'espressione Indiana (pejuta waste).Taranis ha scritto: Sento spesso le parole "buona medicina" ed immagino voglia dire che una tal cosa è in accordo con il volere degli Spiriti e quindi è come se andasse nella giusta direzione. E' esatto?
Credo sia buona medicina.Taranis ha scritto: Il fatto di dedicarsi a qualcosa che trascenda noi stessi mi ricorda molto una tecnica descritta dal solito CC e compagni per ridimensionare ciò che chiamano "l'importanza personale" (parente stretta dell'ego): si tratta di dedicarsi ad un'altra persona con totale abnegazione.
In questo caso la buona medicina immagino sia dato dal riportare l'Ego ad essere un custode e non un secondino. Che ne pensi?
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la tecnica di cui parli è molto utile....Taranis ha scritto: Il fatto di dedicarsi a qualcosa che trascenda noi stessi mi ricorda molto una tecnica descritta dal solito CC e compagni per ridimensionare ciò che chiamano "l'importanza personale" (parente stretta dell'ego): si tratta di dedicarsi ad un'altra persona con totale abnegazione.
si inizia dalle piante, di piccole dimensioni, poi ci si dedica agli animali ed infine alle persone....

in quel momento consumati dalla fiamma di un fuoco eternamente acceso dentro di loro,
essi potranno finalmente svanire da questa terra, librandosi nel più libero dei voli.
e sarà come se essi non siano mai esistiti.
essi potranno finalmente svanire da questa terra, librandosi nel più libero dei voli.
e sarà come se essi non siano mai esistiti.
Se ci pensi bene però un nesso c'è.Tsunki ha scritto:Taranis ha scritto: Ehm... non è che fosse molto chiaro.
Condivido quel che dici, ma faccio fatica ad associarlo al (possibile) ultimo giorno sulla Terra: la Morte è un buon consigliere comunque, anche se sapessi di dover vivere ancora 90 anni...
Una persona cosciente di dover morire sa anche che ogni sua azione potrebbe essere l'ultima su questa Terra perché non sa quando la sua Morte lo toccherà.
E' cosciente della grande occasione che ha in questa vita ma anche che essa è destinata a finire e che sta anche a lui, al modo in cui giocherà le sue carte, determinarne "l'evoluzione". L'esito è comunque sempre lo stesso.
Quella sensazione di "che senso ha" o di "spreco" a cui mi riferivo prima IMMAGINO lo aiutino a ricordare ciò che veramente conta e a ritenere tutto il resto per quello che è: non è Morte.
Dico "immagino" perché al momento non vivo pienamente tale coscienza (essa si accende e spegne in me a mò di luce natalizia) e siccome si dovrebbe parlare solo di cio che si conosce davvero questo post lo termino qui.
Un saluto.
Ultima modifica di Taranis il ven 23 ott 2009, 13:45, modificato 1 volta in totale.
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Lo avevo capito. Non era questo che non era chiaro.Taranis ha scritto: Una persona cosciente di dover morire sa anche che ogni sua azione potrebbe essere l'ultima su questa Terra perché non sa quando la sua Morte lo toccherà.
Cerca quindi di "dare il meglio di sé" in ogni sua azione.
Lo avevo capito, intendevo solo che non lo condivido. Sono consapevole di dover morire, ma non mi fa alcuna differenza se questo post è l'ultima mia azione sulla terra o se mancano ancora 100 anni e qualche milione di post.
Non è per questo, per me, che la Morte è un buon consigliere.
Questo che dici semmai, imho, indurrebbe a non fare azioni futili, il che lo riterrei una cattiva medicina.
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Cerco allora di spiegare meglio quello che intendevo.Tsunki ha scritto:Questo che dici semmai, imho, indurrebbe a non fare azioni futili, il che lo riterrei una cattiva medicina.
Intendevo dire che la coscienza della propria morte può aiutare a discernere la reale entità di ciò che ci capita.
Come dire: per quanto avvincente, travolgente, invincibile o immenso sembri ciò che ti si pone davanti (per esempio un'offesa, un tradimento, un fallimento, l'orgoglio ferito ecc...) sappi che è nulla di fronte a ciò che hai già accettato (la morte), il che non vuol dire bandire dalla propria vita ciò che non è Morte perché futile ma semplicemente dare ad esso la sua giusta dimensione (e quindi attenzione): seguirlo e evitarlo poi è una decisione che si prende di volta in volta in piena responsabilità.
Per quanto riguarda Castaneda poi, utilizzava la Morte come uno degli elementi cardine di un sistema di tecniche/comportamenti atti ad evitare l'inconsapevole spreco dell' energia che doveva servire per attività "sciamaniche". Utilizzavano alla fin fine la Morte per ridimensionare l'Ego e l'importanza personale, quelle che per loro erano le attività umane a maggior dispendio energetico.
Come dire: se vuoi avere benzina per le attività sciamaniche tappa i buchi del serbatoio prima.
Accidenti: verrò forse ricordato in questo forum come Taranis il Necrofilo?
Un saluto e Grazie.
Mi sembra un discorso molto occidentale.Taranis ha scritto: Come dire: per quanto avvincente, travolgente, invincibile o immenso sembri ciò che ti si pone davanti (per esempio un'offesa, un tradimento, un fallimento, l'orgoglio ferito ecc...) sappi che è nulla di fronte a ciò che hai già accettato (la morte), il che non vuol dire bandire dalla propria vita ciò che non è Morte perché futile ma semplicemente dare ad esso la sua giusta dimensione (e quindi attenzione): seguirlo e evitarlo poi è una decisione che si prende di volta in volta in piena responsabilità.

Accettare la morte.
Bandire dalla propria vita.
Seguire o evitare qualcosa.
Decidere in piena responsabilità.
E' tutto ciò che gli uomini occidentali non possono fare.
Ma che -ovviamente- ritengono di poter fare e quindi ne parlano il più possibile

Personalmente, credo che prima di poter avere a che fare con la Morte in qualsiasi modo, sia meglio conquistare il Coraggio di Morire.
A quel punto, l'ego ha i minuti contati.

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Necrofilo!?

Siii...ma solo nei weekend.Dhuma ha scritto:Necrofilo!?



Che cosa intendi con "conquistare il Coraggio di morire"?Dhuma ha scritto:Personalmente, credo che prima di poter avere a che fare con la Morte in qualsiasi modo, sia meglio conquistare il Coraggio di Morire.
A quel punto, l'ego ha i minuti contati.